Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

  • 12
    aprile
    2018

    Sono un medico ma anche un ricercatore. Controcorrente rispetto ai compagni di corso, dopo la laurea ho optato per un dottorato di ricerca anziché la scuola di specializzazione che avvia alla professione medica.

    Poi via per due anni negli Stati Uniti, nella prestigiosa Stanford. Ma ho capito che anche in Italia si può lavorare bene, se non meglio, a patto di trovare le giuste condizioni.

    Ora sono tornato a Milano e grazie un finanziamento “Start Up” di AIRC ho costituito un gruppo di ricerca multidisciplinare. Insieme studiamo la leucemia e cerchiamo di capire perché, dopo il trapianto di midollo osseo, la malattia si ripresenti in molti pazienti.

  • 6
    marzo
    2018

    La laurea in Biotecnologie e il dottorato a metà strada tra biologia e bioingegneria mi hanno fatto diventare una ricercatrice un po’ anomala: né biologa pura né bioingegnere puro.

    Ma proprio grazie a queste competenze miste sono stata scelta, dopo un’esperienza al MIT di Boston, per una borsa di studio al Moore Cancer Center, che fa parte della University of California a San Diego.

    Qui lavoro alla costruzione di modelli di tumori che possono crescere su speciali supporti o nel corpo di animali da laboratorio. Attraverso questi modelli è possibile conoscere meglio la patologia e verificare l’efficacia di nuovi farmaci.

  • 13
    febbraio
    2018

    Lavoro a New York da inizio 2017 grazie a una borsa di studio AIRC per l’estero: studio una proteina che sembra essere coinvolta nell’insorgenza e nella proliferazione del glioblastoma, un grave tumore cerebrale che oggi ha bassissime probabilità di cura.

    Con il gruppo di cui faccio parte abbiamo dimostrato che contribuisce ad aumentare il numero e l’attività dei mitocondri, gli organelli che forniscono energia alla cellula: in tal modo dà, per così dire, benzina al tumore. 
    Sembra però che da questa proteina dipenda anche la capacità delle cellule tumorali di sfuggire ai meccanismi di sicurezza che inducono la morte delle cellule anomale.

    È su quest’ultimo aspetto che sto lavorando: ottenere maggiori conoscenze su questo fenomeno potrebbe consentirci di utilizzare questa proteina come bersaglio terapeutico e in tal modo arrestare la crescita tumorale.

  • 8
    gennaio
    2018

    Quando ero più giovane, per esempio quando stavo facendo il dottorato, spesso mi chiedevo cosa facesse il capo. In laboratorio lo si vedeva poco ed era sempre molto indaffarato.

    Ora che grazie a un finanziamento Start Up AIRC ho avuto la possibilità di avviare un mio piccolo gruppo di ricerca comincio a capire. E a rendermi conto di quanto sia impegnativo, soprattutto dal punto di vista umano, sapere di essere responsabile di altre persone (già mi preoccupo di come pagare il loro stipendio tra qualche anno!). Una responsabilità che a volte fa perdere un po’ il sonno.

    Dopo la laurea a Napoli, è a Verona che ho svolto gran parte del mio percorso di ricerca. La scelta della città non è stata casuale: già a Napoli avevo cominciato a studiare il pancreas nel diabete e a Verona esiste uno dei migliori centri al mondo per lo studio di quest’organo. Ho così iniziato a occuparmi di tumore del pancreas, una delle neoplasie con minori probabilità di guarigione. Ho continuato a farlo nei tre anni di post-dottorato al Cold Spring Harbor Laboratory vicino a New York. E continuo a farlo ora che sono di nuovo a Verona.