Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

  • 14
    novembre
    2016

    Il ritorno in Italia, dall’Harvard Medical School all’Università del Piemonte orientale, è stato meno traumatico di quel che si potrebbe pensare. In fondo sono cresciuta a Sulmona, un piccolo centro, e Boston è una città molto meno tentacolare di altre grandi metropoli, come New York. L’abitudine di girare in bicicletta non l’ho quindi acquisita a Novara: anche negli Stati Uniti mi muovevo su due ruote.

    Dal punto di vista lavorativo, poi, pur con le inevitabili difficoltà della burocrazia italiana, ho trovato una struttura ben organizzata, che mi ha aiutata ad avviare il laboratorio con il finanziamento di AIRC . La vicinanza e lo stretto rapporto con il reparto di Ematologia dell’Ospedale Maggiore della Carità ci consente inoltre di ricevere campioni di sangue provenienti direttamente dai pazienti, nello stesso giorno del prelievo: un vantaggio rispetto a una struttura grandissima e complessa come l’università di Harvard!

  • 17
    ottobre
    2016
    Radboud University Medical Center, Nijmegen

    Grazie a una borsa FIRC della durata di un anno mi trovo attualmente nel Dipartimento di immunologia dei tumori diretto da Carl Figdor, al Radboud Institute for Molecular Life Sciences di Nijmegen, in Olanda, dove studio in particolare le interazioni tra il sistema immunitario e il melanoma.
    Mi sono appassionata a questo campo della ricerca fin dai tempi dell’università, durante i nove mesi trascorsi al Cancer Center del Karolinska Institute, presso il laboratorio diretto dal professor Rolf Kiessling, dove ho preparato la mia tesi sperimentale per laurearmi in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche presso l’Università di Ferrara.

  • 22
    settembre
    2016

    La borsa iCARE cofinanziata da AIRC e dall’Unione europea mi ha dato l’opportunità di continuare il lavoro che avevo iniziato, grazie a un altro finanziamento, alla New York University. È stata davvero una grande opportunità che sono felice di aver potuto cogliere. Già durante il dottorato a Napoli, dopo la laurea in biotecnologie, e per un breve periodo di post dottorato, iniziai a lavorare nello stesso campo in cui opero oggi: lo studio di enzimi che legano altre proteine per portarle verso la degradazione. Queste ultime a loro volta mediano segnali importanti per la vita della cellula: regolando la loro distruzione si influisce quindi sulla loro disponibilità e funzionalità nei sistemi biologici.

  • 16
    settembre
    2016

    Questo è un momento di grande eccitazione nel mondo scientifico perché finalmente, dopo un lungo percorso nei laboratori, arriva al letto degli ammalati l’immunoterapia , cioè la possibilità di curare il cancro potenziando, o semplicemente togliendo i freni, alle difese naturali dell’organismo. Tutti parlano dei nuovi farmaci appena approvati per uso clinico e detti, nel gergo degli scienziati, “checkpoint inhibitors”. Si tratta di composti che hanno permesso di ottenere risultati clamorosi in molti pazienti con diverse forme di cancro: i tassi di regressione delle malattie sono stati sorprendenti rispetto a quelli che si possono ottenere con le terapie tradizionali.