Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

  • 11
    febbraio
    2019

    Quando ho deciso di tornare in Italia per lavorare a Reggio Emilia, dopo aver passato tre anni e mezzo a New York al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center,molti colleghi mi hanno preso per pazza.

    Erano gli anni in cui stava partendo quella che qua chiamiamo l’avventura dell’IRCCS: l’ospedale si stava trasformando in un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico a vocazione oncologica e per farlo era necessario dotarsi di un laboratorio di ricerca.

    Non c’era ancora quasi nulla, neanche i microscopi. Ma c’era bisogno di un biologo molecolare. Così ho deciso di accettare questa sfida: mi piaceva l’idea di contribuire a costruire qualcosa.

    Da allora sono passati più di dieci anni e con il senno di poi posso dire che è stata una bella scelta e una scommessa vinta.

  • 8
    gennaio
    2019

    Freddi i francesi e i parigini; freddo il clima. Come avviene sempre quando ci si trasferisce in un nuovo posto, l’arrivo a Parigi non è stato dei più semplici. In poco tempo, però, le cose sono migliorate e oggi ho tanti amici.

    Un grande aiuto nel mio inserimento è arrivato dal posto in cui vivo: la Cité universitaire, una struttura legata all’università che ospita studenti, dottorandi, ricercatori, a volte anche professori stranieri.

    È strutturata in un insieme di edifici “nazionali” chiamate “Maison” (casa, in francese). Io vivo nella Maison de l’Italie, abitata per circa l’80 per cento da italiani; qui di fronte c’è quella del Giappone, c’è poi quella del Libano, del Marocco, dell’Argentina, della Cambogia e di molti altri Paesi che hanno importanti flussi di studenti e ricercatori verso la Francia. 
    La Cité universitaire è un micro-mondo in cui sono concentrate moltissime nazionalità e culture: ciò mi ha consentito di poter frequentare altri italiani, ma allo stesso tempo di conoscere colleghi stranieri.

  • 9
    novembre
    2018

    Giuseppe, laureato in biologia cellulare e molecolare e con un dottorato, è a New York, alla Columbia University, grazie a una borsa AIRC.

    Qui studia l’insorgenza dei tumori del seno associati a mutazioni nel gene BRCA1.

    Finita questa esperienza biennale desidera tornare a casa, in Italia, per restituire il bagaglio di competenze acquisite al proprio Paese.

  • 15
    ottobre
    2018

    Alessandra si è appassionata all'immunologia grazie a un tirocinio durante il corso di biotecnologie mediche all'Università di Torino, quindi ha rinforzato l’interesse conseguendo il dottorato in infiammazione immunità e cancro all'Università di Verona.

    Ora, grazie a una borsa di studio AIRC, è al Max Planck Institute di Monaco di Baviera, dove studia, per contrastarli, i meccanismi che permettono al tumore di vincere la difesa del sistema immunitario.