Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

29
novembre
2017

Dopo aver conseguito una laurea in Biologia all’Università di Firenze ho cominciato a lavorare nel laboratorio di ricerca traslazionale “Sandro Pitigliani” dell’ospedale di Prato, dove ho iniziato il mio percorso di ricerca sul tumore della mammella . Parallelamente ho frequentato la Scuola di specializzazione in Patologia clinica a Pisa e a Genova.

Poi ho deciso di fare un passo in più con un’esperienza di ricerca all’estero.

Grazie a una borsa cofinanzata da AIRC e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ora mi trovo al Dana–Farber Cancer Institute di Boston come research fellow. Studio i meccanismi di resistenza a un farmaco, il palbociclib, usato nel trattamento del tumore della mammella. È un farmaco piuttosto efficace, ma è possibile che la paziente non risponda al trattamento o sviluppi nel tempo una resistenza.

Conoscere quali sono i meccanismi di resistenza è importante per trovare strategie alternative sia per le pazienti che smettono di rispondere al farmaco, sia per quelle in cui fin dall’inizio il trattamento non sarebbe efficace.

Nel poco tempo libero che mi lascia il lavoro, cerco di godermi Boston.
All’inizio ho provato a non uscire con italiani: volevo provare a integrarmi pienamente. Ma alla fine mi sono ritrovata a frequentare soprattutto italiani, forse perché quando si è all’estero avere qualcuno con la propria cultura aiuta. Non è stato difficile: Boston è una città che pullula di nostri connazionali, la gran parte dei quali impegnati in attività che ruotano intorno alla ricerca.

Ora restano ancora pochi mesi al termine di questa prima esperienza. Dopo vorrei rimanere ancora un po’ a Boston per completare la parte del progetto che ho iniziato. Ma nel lungo termine penso di tornare in Italia. A Prato lavoravo in un laboratorio di altissima qualità, perciò, se ci fosse la possibilità, mi piacerebbe ritornarci perché è possibile fare ottima ricerca anche vicino a casa.