Leggi il diario di viaggio
dei nostri ricercatori
  • 12
    febbraio
    2015

    Un po' Giochi senza frontiere, un po' campo profughi. Al mio arrivo ad Amsterdam sono state queste le immagini che mi sono venute in mente. Ho avuto subito la possibilità di interagire con studenti di tutto il mondo: Iran, Indonesia, Egitto, Brasile, Cile e di molti Paesi europei. Grande merito di questa città, aperta come solo una città portuale sa essere, dove l'inglese è pane quotidiano quasi per tutti.

    Apertura e organizzazione le due parole d'ordine: un paese in cui tutto è disciplinato, in orario, progettato alla perfezione. Quando però in laboratorio succede l'imprevisto, il capo è felice se ci sono collaboratori che arrivano dall'Europa del Sud come italiani o spagnoli, veri maghi dell'improvvisazione.