Leggi il diario di viaggio
dei nostri ricercatori
  • 12
    dicembre
    2016
    Università degli Studi di Torino, Orbassano (TO)

    La mia ricerca si occupa essenzialmente di studiare il DNA non codificante, cioè la parte del genoma che produce migliaia di molecole di RNA che non servono a sintetizzare proteine e la cui funzione è ancora in gran parte da capire. A questo scopo ho trascorso due anni all’Harvard Medical School di Boston, nel laboratorio di Pier Paolo Pandolfi, indagando i circuiti molecolari tramite i quali lo sviluppo del cancro può essere influenzato da questi RNA non codificanti, che possono essere a catena breve (i cosiddetti microRNA), lunga o, come è stato scoperto recentemente, anche circolare.

    Il periodo passato negli Stati Uniti è stato un’esperienza bellissima, che ho potuto condividere con mia moglie, anche lei ricercatrice. Sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista umano consiglio a tutti i ricercatori, se possibile, di fare lo stesso. Non sono importanti solo le competenze che si possono acquisire lavorando all’estero, ma anche i contatti con colleghi di diverse discipline, mentalità e culture, provenienti da ogni parte del mondo. Il cancro, in particolare, è una malattia complessa, per cui si può pensare di colpirlo solo affrontandolo da tanti diversi punti di vista, come si impara a fare nei grandi laboratori multidisciplinari e internazionali.