Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

11
novembre
2014
Università degli Studi di Verona, Verona

Per la metà del mio tempo faccio il medico, l’oncologo medico per la precisione, al Policlinico di Verona, nell’Unità di Oncologia diretta dal Professor Tortora. Visito centinaia di pazienti all’anno, quasi tutti affetti da cancro al pancreas, uno dei pochi tumori contro cui la medicina negli ultimi anni può contare successi purtroppo limitati.

È da questa esperienza nella clinica, dal contatto diretto con i pazienti che mi pongo le domande, e colgo i bisogni, a cui cerco di dare risposta nell’altra metà del mio tempo in cui faccio il ricercatore.

Guido un gruppo di quattro persone a cui si aggiungono studenti e ricercatori afferenti ad altri gruppi. Il gruppo si è formato quasi 5 anni fa grazie a un finanziamento di AIRC: un finanziamento Start-up quinquennale per ricercatori al di sotto dei 35 anni che rientrano dall'estero per avviare il proprio laboratorio di ricerca in Italia.

Fino all'anno prima lavoravo al MD Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, il più grande centro oncologico americano, dove ero arrivato poco dopo la specializzazione, nel 2005. Anche in questo caso AIRC ci ha messo lo zampino, conferendomi una borsa di studio intitolata alla memoria di “Leonino Fontana e Maria Lionello”.

Poi il ritorno in Italia e la scelta di Verona, che si è rivelata presto un posto ideale in cui fare ricerca con il suo ambiente meritocratico e la possibilità di fare attività clinica insieme alla ricerca. Ma soprattutto, l’opportunità di lavorare insieme con alcuni tra i più grandi esperti in Italia e nel mondo per questa patologia, riuniti in quello che è l’Istituto del Pancreas, il gruppo di cura e ricerca di alta specializzazione nel tumore del pancreas.

Quest’ultimo aspetto ha consentito di dare un taglio peculiare al nostro lavoro. La cura dei pazienti e l’attività di ricerca costituiscono momenti altrettanto importanti della nostra attività: i bisogni dei pazienti ci forniscono le ipotesi che poi testiamo in laboratorio. Qui cerchiamo di dare risposte che immediatamente vengono verificate nei pazienti: il più delle volte sui tessuti prelevati dalle biopsie, ma non raramente, sotto forma di farmaci, negli stessi pazienti all’interno di sperimentazioni cliniche.

È quella che viene definita ricerca traslazionale: cioè una ricerca in grado di passare quanto più velocemente possibile dal laboratorio al letto del malato. Nel concreto cerchiamo le caratteristiche molecolari che rendono il tumore del pancreas resistente ai farmaci. L’obiettivo non è semplicemente aggiungere nuovi tasselli alle conoscenze su questo tumore, ma ideare soluzioni che, inibendo questi bersagli molecolari, rendano il cancro al pancreas suscettibile alle terapie.

Un obiettivo di grande concretezza che per il momento si sta rivelando proficuo. Questo approccio ci ha consentito di avviare diversi studi clinici ottenendo in alcuni casi risultati molto promettenti. Certo, ci vorrà ancora molto tempo e lavoro prima di poter dimostrare finalmente che questi trattamenti possano essere comunemente impiegati nei pazienti. Ma la nostra speranza, da ricercatori e da medici, è di poter fare la differenza nella lotta a questo tumore.