Avevo solo 12 anni quando mi ricoverarono in ospedale per la prima volta. La mia prima reazione, sembrerà strano, fu una grande rabbia perché non avrei potuto partecipare alle gare nazionali di canottaggio, sport che praticavo da anni e di cui ero una promessa. Ma ben presto capii che stavo per affrontare la sfi da più importante della mia vita contro un avversario terribile: la leucemia linfoblastica acuta.

Purtroppo subito risultò che rientravo in quella minoranza di pazienti che non reagiscono come sperato alla chemioterapia convenzionale e i medici furono costretti a inventare un nuovo approccio, anticipando il trapianto di midollo. I risultati furono eccellenti e dopo le terapie potei tornare a casa. Dopo un anno i dottori dissero che potevo tornare ad allenarmi: non potevo crederci! La mia vita poteva ricominciare a essere quella di prima, e oggi dedico tutte le mie vittorie alla ricerca che mi ha salvato.