Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

6
aprile
2017
École polytechnique fédérale de Lausanne, Losanna

Chi fa ricerca lo sa: in laboratorio si sa quando cominciano le giornate, ma non quando finiscono.

Qui all’École polytechnique fédérale di Losanna (EPFL) iniziamo intorno alle 8.30 e si continua spesso fino a tardi. Così non è raro che si concluda la giornata davanti a una birra nel pub all’interno del campus con ricercatori di altri laboratori: biologi, fisici, ingegneri. Si cerca di non parlare di lavoro, di distrarsi. Ma alla fine la ricerca è un soggetto sempre presente e non è un male: questi confronti danno vita non solo a una rete di relazioni che ci si porta dietro per tutta la vita, ma anche a idee da cui poi possono nascere spunti per nuove ricerche.

All’EPFL, uno dei centri di ricerca più importanti in Europa, sono arrivato due anni fa grazie a una borsa di studio di mobilità iCARE, finanziata da AIRC e dall’Unione Europea.

Prima avevo conseguito il dottorato e ancora prima la laurea in biotecnologie all’Università La Sapienza di Roma, ma la mia carriera di ricercatore è cominciata a L’Aquila. In Abruzzo peraltro ci sono nato e da buon abruzzese porto con me l’amore per la montagna. Anche se il laboratorio non mi lascia molto tempo libero, appena posso ne approfitto per sciare, arrampicarmi o semplicemente passeggiare in montagna.

C’è da dire che la Svizzera è il posto ideale per coltivare questa passione.

Il mio progetto riguarda lo studio di una particolare capacità del tumore: il saper imitare i comportamenti che le cellule adottano quando sono sotto stress. Questo accade, per esempio, quando le centrali energetiche della cellula, i mitocondri, subiscono un danno. Le cellule attivano allora una modalità di emergenza che consente loro di sopravvivere, per esempio attingendo a fonti alternative di nutrimento.

Le cellule tumorali sono capaci di mimare una situazione di stress mitocondriale, attivando così a proprio favore gli stessi meccanismi. In tal modo possono proliferare in un ambiente avverso.

La mia ricerca è focalizzata sui meccanismi molecolari che permettono questa risposta. Si tratta di una ricerca di base che potrebbe identificare potenziali bersagli per nuovi farmaci antitumorali.