Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

12
novembre
2018

Il nostro sistema di difesa è un’arma potentissima che sarebbe in grado di combattere e sconfiggere le cellule tumorali.

Tuttavia il cancro è in grado di destabilizzare il sistema immunitario in modo che questo non riesca più a combatterlo. Per esempio priva le cellule del sistema immunitario dei nutrienti necessari a funzionare correttamente e sopravvivere.

È per studiare questi meccanismi che mi trovo al Max Planck Institute of Biochemistry di Monaco di Baviera, dove sono giunta grazie a una borsa di studio biennale AIRC.

In particolare studio i meccanismi legati alla degradazione, il cosiddetto catabolismo, del triptofano. Si tratta di un aminoacido essenziale per la vita e il funzionamento dei linfociti T che sono i principali attori della risposta immunitaria contro il cancro.

Le cellule tumorali sono in grado di aumentare l’espressione di un enzima denominato indoleamina 2,3-diossigenasi (IDO), inducendolo a distruggere il triptofano nel microambiente tumorale. In tal modo i linfociti si ritrovano senza nutrienti.

È noto da tempo che IDO è un potenziale bersaglio terapeutico: l’idea è che si possa bloccare la sua attività di degradazione del triptofano e in tal modo restituire il nutrimento ai linfociti T, che a quel punto sarebbero in grado di combattere il tumore.

È un lavoro lungo ma molto promettente. E il Max Planck è il luogo giusto per svolgerlo: è uno dei più importanti centri di ricerca in Europa, con una comunità internazionale molto sviluppata, ed è anche un luogo in cui si dà importanza all'aspetto sociale.

Ciò mi ha consentito di conoscere molte persone e integrarmi benissimo in pochi mesi. Il tutto senza parlare il tedesco.

Si tratta però di una lacuna che voglio colmare: per questo passo gran parte del mio tempo libero a studiare la lingua. Resta il tempo per qualche escursione, qualche viaggio e per tornare a casa.

Il “problema” è che i miei nuovi amici hanno scoperto quanto è buona la cucina italiana, così tutte le volte che parto e ritorno mi ritrovo con i bagagli carichi di cibo da distribuire ai colleghi.