Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

8
marzo
2017

Cina, Corea del Sud, Austria, Giappone, India, Thailandia, Germania, Svizzera. E poi, tanta Italia; e naturalmente Stati Uniti.  

È la multiculturalità la prima cosa che mi è saltata all’occhio quando due anni fa sono arrivato nei laboratori del Massachusetts General Hospital a Boston. Una tale varietà di etnie e culture aiutano a non sentirsi mai straniero.

Boston, poi, pur avendo tutte le caratteristiche della città americana, è a misura d’uomo. Mi piace moltissimo: è stimolante e consente di muoversi agevolmente. Quando i ritmi del laboratorio e le temperature lo permettono riesco a fare anche un po’ di sport, soprattutto camminate.

A Boston sono arrivato grazie una borsa di studio di mobilità iCare, finanziata da AIRC e dall’Unione Europea.

È stata la mia seconda borsa AIRC: mi ero aggiudicato la prima subito dopo il dottorato, quando, grazie ad AIRC, ho potuto occuparmi per due anni di cancro al seno e in particolare delle componenti epigenetiche che favoriscono lo sviluppo del tumore.

A Boston studio invece il microambiente tumorale. Ogni neoplasia per svilupparsi ha bisogno di un ambiente ospitale, che lo stesso tumore contribuisce a creare mettendo in atto strategie di comunicazione con le cellule circostanti. In particolare sto lavorando sul ruolo del gene CSL, che si inserisce in una specifica via di comunicazione del tumore, definita Notch. La perdita di CLS nelle cellule stromali, che costituiscono appunto una parte del microambiente attorno al tumore, favorisce lo sviluppo e la progressione di tumori epiteliali.

Al momento stiamo cercando di comprendere i meccanismi alla base dell’interazione tra questo gene e i tumori: migliori conoscenze in questo campo potranno permettere in futuro anche applicazioni cliniche. Per esempio si possono immaginare strategie che, quando manca CSL e si crea un microambiente favorevole al tumore, invertano tale tendenza.

Il lavoro ora si avvia alla conclusione: a giugno terminerà la borsa di studio e si avvicina il momento di pensare alla tappa successiva.

Rimanere a Boston? È un periodo di lavoro troppo intenso per pensarci serenamente.

Ma a 33 anni cominci a pensare anche a mettere su famiglia. Ed è vero che il sistema della ricerca americano è molto bello, ma è altrettanto competitivo.