Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

13
febbraio
2018

Ogni tanto ci dimentichiamo che dietro la provetta ci sono i pazienti, ma tutto il nostro lavoro è costantemente indirizzato a ottenere qualcosa che li possa aiutare. Per questo, per me la ricerca è soprattutto servizio.

Certo, è anche una grande opportunità di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.

Lavoro a New York da inizio 2017 grazie a una borsa di studio AIRC per l’estero: studio una proteina che sembra essere coinvolta nell’insorgenza e nella proliferazione del glioblastoma, un grave tumore cerebrale che oggi ha bassissime probabilità di cura. Si tratta di una proteina che è il frutto della fusione di due geni (FGFR3-TACC3, per questo è denominata F3-T3) e si riscontra in circa il 3 per cento dei pazienti con glioblastoma. Con il gruppo di cui faccio parte abbiamo dimostrato che contribuisce ad aumentare il numero e l’attività dei mitocondri, gli organelli che forniscono energia alla cellula: in tal modo dà, per così dire, benzina al tumore. Sembra però che da questa proteina dipenda anche la capacità delle cellule tumorali di sfuggire ai meccanismi di sicurezza che inducono la morte delle cellule anomale.

È su quest’ultimo aspetto che sto lavorando: ottenere maggiori conoscenze su questo fenomeno potrebbe consentirci di utilizzare questa proteina come bersaglio terapeutico e in tal modo arrestare la crescita tumorale.

Si tratta però di un lavoro molto lungo. Di certo non basterà l’anno coperto dalla borsa di studio. Sono però grato ad AIRC per aver dato fiducia alle mie capacità: mi ha dato la possibilità di iniziare questo percorso, confrontarmi con questa realtà, apprezzare quello che sto vivendo qui e decidere di continuare questa esperienza.