Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

8
giugno
2017

Era il 2015. A distanza di pochi giorni scoprii che mia moglie aspettava una bambina e che avevo vinto una borsa di studio di mobilità iCARE, cofinanziata da AIRC e dall’Unione Europea, per fare ricerca per due anni a Toronto.

La mia esperienza canadese è cominciata così: con un’emozione incontenibile e tanti dubbi su come gestire la vita futura.

Partire tutti per il Canada? Rinunciare alla borsa di studio?

Alla fine abbiamo optato per una terza opzione: accettare la borsa di studio, far nascere nostra figlia in Italia e soltanto dopo trasferirci tutti qui, a Toronto. Per farlo, però, è stato necessario dividerci per qualche mese: così a gennaio dello scorso anno sono partito da solo per il Canada.

Sono stati mesi difficili, ma la prova più dura doveva ancora venire. E anche questa volta è arrivata insieme alla gioia più grande. A maggio dello scorso anno è nata Anita e, naturalmente, mi sono precipitato in Italia per abbracciarla.

La gioia è durata poco, perché dopo pochi giorni è stato necessario tornare dall’altra parte dell’Atlantico.

Finalmente ora mi hanno raggiunto e con il senno di poi sono convinto che sia stata la scelta giusta: è importante seguire le proprie passioni.

Qui mi occupo di metastasi del sistema nervoso centrale che si originano da un tumore cerebrale che colpisce soprattutto i bambini: il medulloblastoma.

L’obiettivo della ricerca è individuare i meccanismi molecolari che danno vita alle metastasi e in tal modo disporre di bersagli molecolari contro cui indirizzare nuovi farmaci o medicinali già approvati.

Non è un obiettivo semplice, ma sono convinto che noi ricercatori lavoriamo a un grande puzzle: se ciascuno di noi dà il massimo per risolvere il proprio piccolo pezzo, alla fine i risultati verranno.