All'età di 9 anni giocando a pallavolo dopo una forte pallonata le si gonfia la gamba. Nel giro di 10 giorni la gamba diventa il doppio dell’altra. Il primo controllo medico tranquillizza i genitori e Barbara continua a giocare a pallavolo anche se il dolore e il gonfiore persistono.

Un giorno un gesto affettuoso del padre – che le stringe il ginocchio – la fa balzare in piedi per un dolore fortissimo. Il padre preoccupato decide di portare Barbara da un pediatra che capisce subito la gravità del caso e la sottopone immediatamente a una radiografia. Questa evidenzia un osteosarcoma di IV° grado, considerato all'epoca una condanna a morte, un tumore grave e rarissimo al femore della gamba sinistra.
Il 27 dicembre 1995 Barbara inizia la chemioterapia con buoni risultati. Il corpo risponde in maniera adeguata.

Il 7 aprile 1996 viene operata: il tutto dura 16 ore. Si parte con l’idea di fare un intervento molto demolitivo, con un forte rischio di dover subire un’amputazione. Barbara è disperata, ma per sua fortuna le diagnosi pre intervento dimostrano che il tumore è più piccolo di quanto si pensava e che probabilmente si potrà fare un intervento meno invasivo. Viene pulito e asportato il tumore e la parte di osso coinvolta e le viene ricostruito l’arto con una protesi.

Nei due anni successivi all'intervento Barbara prosegue la chemioterapia e negli anni si sottopone a diversi interventi per adattare la lunghezza della protesi al suo corpo che cresce.

Sono passati 18 anni ma Barbara continua a fare controlli periodici per evitare il rischio di tumore al polmone, oltre alle visite ortopediche.
“I ricercatori e i medici sono la mia famiglia, sono quasi dei genitori, perché i genitori mi hanno dato la vita, ma loro me l’hanno ridata”.Aiutare e sostenere l'AIRC non è solamente una questione di umanità ma è un’assicurazione per il vostro futuro. Il tumore riguarda tutti quanti, dal vostro vicino alla persona più lontana”.