Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

16
maggio
2017
IFOM-Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, Milano

Da bambino smontavo i giocattoli e li montavo nuovamente: volevo sapere come erano fatti dentro. Oggi sono un ricercatore e continuo a fare la stessa cosa che facevo allora, ma con le cellule, anche se quella che svolgo non è un tipo di ricerca che si fa in camice, ma al computer.

Mi occupo infatti di genomica computazionale, una delle branche emergenti della biologia.

Negli ultimi 10-15 anni la biologia è stata interessata da diverse rivoluzioni: si è passati dallo studiare un gene per volta al prendere in considerazione tutti i geni del genoma; hanno preso piede approcci quantitativi che utilizzano strumenti matematici e statistici per descrivere i processi biologici; si sono sviluppate metodiche che consentono di analizzare in un unico esperimento lo stato di migliaia di geni e proteine.

Tutto ciò sta dando un enorme contributo alla crescita delle conoscenze sul cancro, ma senza il computer non potremmo maneggiare questa enorme messe di dati.

Nello specifico, il mio gruppo, sta cercando di capire se le mutazioni che si verificano in quel 99 per cento di genoma che non codifica per proteine (quello che a volte è definito DNA spazzatura) possono essere legate all'insorgenza di tumori.

Per farlo analizziamo il genoma di tessuti provenienti da pazienti con cancro e combiniamo questi dati con informazioni sulla struttura tridimensionale del genoma.

Spesso è difficile far capire come questa attività abbia a che vedere con i tumori. E anche spiegare la mia scelta di fare ricerca sul cancro osservando e facendo simulazioni d’avanti al monitor di un computer.

In realtà, a guardare indietro, il mio percorso ha una sua coerenza.

Quando ho concluso il liceo e si trattava iscriversi all'università sono stato a lungo indeciso tra una facoltà attinente le scienze della vita e ingegneria (dopo tutto, a lungo avevo sognato di fare l’inventore). Alla fine ho scelto biotecnologie. Ma appena si è presentata l’opportunità ho recuperato la mia vecchia passione per l’informatica. Ne sono nate competenze ibride che ho poi affinato per cinque anni a Boston, all'Harvard Medical School. Due anni fa, il ritorno in Italia, a Milano, grazie ad AIRC che, con un finanziamento Start up, mi ha consentito di dar vita a un mio gruppo di ricerca all'IFOM-Istituto FIRC di Oncologia Molecolare. Una grande opportunità, dal momento che ho la possibilità di scegliere in prima persona come impostare i progetti di ricerca, ma anche una responsabilità di tutto riguardo, poiché significa formare ed educare ricercatori più giovani, all'inizio della carriera.