Permette ai nostri più promettenti ricercatori un fondamentale percorso di formazione.

6
luglio
2017
Università degli Studi di Trieste, Trieste

Laboratorio dal lunedì al venerdì. Il fine settimana di corsa in treno: tappa a Milano dove c’è la mia famiglia e poi fino a Lione, in Francia, dove ho svolto cinque anni di post-dottorato e dove vive ancora la mia fidanzata.

Da quando lo scorso anno, grazie a una borsa di studio di mobilità iCARE, cofinanziata da AIRC e dall’Unione Europea, ho avuto la possibilità di tornare in Italia, a Trieste, spesso le mie settimane scorrono così. Facendo il pendolare del fine settimana per tenere insieme il lavoro e gli affetti.

Presso il Laboratorio di Oncologia molecolare dell’Università di Trieste studio i meccanismi che sono alla base della sopravvivenza delle cellule, sia sane sia tumorali. Si tratta di processi molto importanti e presenti in tutti gli organismi, da quelli più semplici a quelli più complessi. Ciò mi consente di svolgere le mie ricerche nel moscerino della frutta, la Drosophila melanogaster.

In particolare la mia attività si concentra sui meccanismi di morte cellulare. Le cellule, quando sono sottoposte a stress e vanno incontro a cambiamenti che le rendono pericolose per l’organismo, attivano quella che viene definita apoptosi o morte programmata. Le cellule tumorali, invece, non lo fanno: sopportano lo stress e, anzi, mettono in atto strategie per bloccare l’apoptosi. Per questa e altre ragioni una delle caratteristiche del tumore è la proliferazione incontrollata.

Riattivare l’apoptosi nelle cellule tumorali sarebbe una strategia efficace per contrastare il cancro, ma oggi è difficile farlo in maniera efficace.

Potrebbe però esserci un’alternativa. Negli ultimi anni si sta cominciando a capire che, oltre all’apoptosi, esistono altri modi di smantellare una cellula: uno di questi è la cosiddetta morte necrotica. A lungo si è ritenuto che i meccanismi alternativi all’apoptosi fossero del tutto accidentali, ma ora siamo vicini a dimostrare che sono in realtà impiegati normalmente dall’organismo e sono controllati da un programma genetico.

Speriamo quindi che in futuro queste strategie alternative di morte cellulare possano essere utilizzate per eliminare le cellule tumorali. Si tratta di un traguardo non immediato, ma è certamente una prospettiva entusiasmante.